La divisione delle regioni in zone colorate ha portato in auge, ancor più rispetto al passato, il cosiddetto numero Rt, che misura l’espansione di un’epidemia.  Quando esso è superiore a uno, l’epidemia si espande, altrimenti si contrae. Prima che venga preso qualsiasi provvedimento, il valore R(O) (al punto di origine temporale) rappresenta la quantità di infetti secondari medi che è in grado di provocare un nodo primario e viene a dipendere dal numero di suscettibili in circolazione, dalla durata media del periodo di infettività dei soggetti ammalati e dalla probabilità di contatto. Tutti i provvedimenti sinora sperimentati, ovverosia quelli tendenti a segregare le persone e a creare distanziamento sociale, sono di tipo epidemiologico e hanno come obiettivo quello di minimizzare la probabilità di contatto tra infetti e suscettibili, probabilità che segue un processo di tipo binomiale.

E’ del tutto evidente che il modo migliore per tenere sotto controllo un’epidemia in grado di conferire immunità naturale perenne sia quello di somministrare un vaccino che surroghi gli effetti del virus selvaggio o di altro agente infettante, ovverosia che sia in grado di creare anticorpi duraturi capaci di aggredire tempestivamente l’agente eziologico ed eliminarlo prima che produca i suoi nefasti effetti sull’organismo.

In altre parole, si riduce all’osso il numero di suscettibili in circolazione e ciò porta con sé, quale effetto diretto, la riduzione di probabilità di contatto tra un infetto e un suscettibile. Qui siamo però nel mondo in cui gli immunizzati, naturali o artificiali che siano, diventino dei recovered, non più assoggettabili all’infezione. Diversa è la questione che l’immunità sia di breve durata. In questo caso il vaccino va ripetuto di continuo, mentre in assenza dello stesso, le soluzioni matematiche dei modelli mostrano che la malattia tende a diventare endogena.

Ma passiamo al vaccino. Ideazione e produzione dello stesso è questione complicata. In primis, come qualsiasi altro farmaco, esso deve passare al vaglio delle indagini sulla tossicità, in genere compiuti su animali. Gli step successivi sono concernenti fasi cliniche con dimensioni crescenti dei sottoposti ad immunizzazione in strutture ospedaliere dedicate. Tale processo non è dissimile da quello dei farmaci nelle varie dosage form; tuttavia vi è una differenza enorme.

In un trial clinico relativo a un nuovo farmaco ipertensivo, per esempio, ho dei soggetti patologici (ipertesi) il cui livello di patologia può essere definito attraverso la procedura operativa di misurazione della pressione sanguigna. Dando il nuovo farmaco a un gruppo di soggetti ipertesi, si vede se nel tempo i valori pressori diastoli e sistolici tendono a diminuire o a rimanere costanti. Lo stesso dicasi per qualsiasi patologia: in moltissimi casi l’outcome del trial è dicotomico, quindi il paziente è guarito o no. Se il comitato etico lo consente, si può somministrare a un gruppo di controllo del placebo, ovverosia una sostanza inerte. Ciò viene fatto considerando gruppi con caratteristiche analoghe per composizione rispetto a caratteristiche che possono autonomamente alterare il rischio, ovvero correggendo gli indicatori di rischio mediante apposite procedure statistiche che tengano conto delle summenzionate variabili (i cosiddetti confounders). In tal modo, si arriva a stabilire l’efficacia del farmaco in maniera molto più semplice che con riguardo a un vaccino.

E sì, perché il vaccino viene somministrato a soggetti sani, mentre altri, in fase di trial, hanno in “dote” del semplice placebo. I tempi per verificare l’efficacia possono essere molto lunghi, anche di anni; inoltre, occorre che vi sia una curva epidemica importante e, per finire, va rammentato che il fatto che un soggetto potrebbe non ammalarsi per cause indipendenti dal vaccino ma, per esempio, dal suo comportamento eccessivamente prudente. Con un endpoint a 28 giorni e un target di poco più di un centinaio di individui su un totale di trentamila individui, trattati e non,  il valore statistico dell’efficacia del vaccino Pfizer ora in auge può essere ampiamente distorto. In questo caso non conta solo il rapporto di rischio relativo, ma soprattutto la numerosità dei casi, che se bassa rende poco attendibile il valore di efficacia.

Leggendo il foglio illustrativo del vaccino Pfizer, si evince inoltre che non vi sono dati su studi riguardanti interazioni con altri farmaci o vaccini, studi sugli effetti di soggetti in età pediatrica (minori di sedici anni), studi su donne in stato di gravidanza e, per finire, si dice che non sono stati conclusi gli studi di tossicità sugli animali, benché siano stati inoculati circa 15.000 soggetti umani. In ogni caso, i tempi sono troppo brevi per vedere se vi sono effetti avversi di medio e lungo periodo.

Vi sono poi altri aspetti legati sia alla catena del freddo (il vaccino va mantenuto a -80 gradi circa), sia a quella del valore (qualità dei componenti e modalità con i quali vengono trasportati, incluso il prodotto finale).

Tutte queste cose sono ben presenti nelle considerazioni degli enti regolatori che ben consci di non avere dati sufficienti stanno comunque vagliando il rapporto costi benefici tra i rischi insiti nel vaccino (scarsa efficacia, quindi falsa sicurezza e alta probabilità di ammalarsi ed effetti avversi di medio e lungo periodo) e quelli invece legati all’epidemia.

La questione fondamentale, quindi, è il tempo, inteso come periodo minimo necessario per avere un minimo set informativo finalizzato alla sopra cennata analisi di costi e benefici. Questo, però, i politici italiani non lo hanno per nulla in mente. Il vaccino è diventato una sorta di feticcio da vendere ai propri elettori. Una panacea in grado di eliminare il male del secolo, l’insidioso virus che continua a circolare da marzo. E questo senza porsi alcuna questione di carattere scientifico: oltre a quelle riportate più sopra, anche ciò che attiene la durata dell’immunità, l’efficacia per coorti di età (che, per esempio, nel caso dell’antinfluenzale è marcatamente decrescente) e così via.

Una classe politica, la nostra, piuttosto superficiale e poco avvezza ad affrontare questioni complesse. Vi lascio con un augurio: che non facciano troppi danni.

Joe Di Baggio