Il termine sovranismo risulta essere uno dei più logori e abusati dai media e nei social degli ultimi anni. Secondo il vocabolario Treccani, con questo lemma si vuol far riferimento a una “posizione politica che propugna la difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in antitesi alle dinamiche della globalizzazione e in contrapposizione alle politiche sovrannazionali di concertazione”.

Cominciamo da un dato certo: quello di sovranità che, insieme al popolo e al territorio, costituisce uno dei cosiddetti elementi costitutivi dello stato nel contesto della dottrina tradizionale. Stati nazionali ancora ben presenti nell’ambito geo-politico, con istituzioni ben funzionanti che arrivano a scontrarsi diplomaticamente con altri stati. Una trentina di loro sono peraltro in guerra, anche se dei diversi focolai bellici sparsi per il mondo se ne parla assai poco.

Da questo punto di vista, non ci sembra di vedere alcuno stato sottomesso a istituzioni internazionali, se non in modo marginale. Entità eteree come il WHO, l’ONU o il FMI non funzionano e non hanno mai funzionato se non come stipendifici di lusso. Il FMI, invece, agisce asimmetricamente solo contro quei paesi che hanno grosse criticità.

E quindi, perché dover riconquistare una sovranità che paesi come Cina, Stati Uniti, Canada, Giappone esercitano da sempre a pieno titolo e con ingerenze marginali rispetto alla definizione che abbiamo fornito sopra da parte dei sopracitati enti sovranazionali? Questo fatto resta un mistero, una sciarada difficile da risolvere.

Premettiamo comunque un aspetto importante: sovranismo deriva da sovranità, e la sovranità altro non è che una “qualità giuridica pertinente allo stato in quanto potere originario e indipendente da ogni altro potere”. Questa definizione, legata a una certa degenerazione nazionalista, sembra tagliata su misura, come certi abiti da sartoria artigianale, alla vecchia Europa e a quel pasticcio insulso che ha travestito l’unionismo di un ibrido senza capo né coda definibile come funzionalismo. Qui abbiamo gli stati nazionali che in politica estera fanno un po’ ciò che gli pare, in quella economica cercano di imbrogliare le carte e cercano di darsi una parvenza di stato federale uniformando la dimensione delle vongole. Tuttavia, in casi estremi non esitano a ridurre paesi deboli come la Grecia a uno straccio, sacrificando il reddito futuro di milioni di persone per rifondere le banche dei paesi forti del Nord. Banche che hanno prestato ai più deboli secondo un ben noto meccanismo conosciuto in letteratura come moral hazard.

Il punto fondamentale, allora, è che spesso il termine sovranismo viene usato in antitesi al concetto stesso di sovranità, come se questo potere originario non dovesse risiedere da nessuna parte. E’ l’idea popolare, mentre in realtà certa nuova dottrina parla di “politiche sovranazionali” e concertazione. Ora, pensare che esistano politiche eque in quel pateracchio union-funzionalista che è l’Europa fa abbastanza sorridere.

Chi scrive è fermamente convinto che l’Europa, per sopravvivere, debba chiudere il proprio ciclo politico, trasformandosi in uno stato federale vero, ed è quindi ben lontano dalle posizioni che, appunto, sono marchiabili come sovraniste (in genere attribuite alla destra). Chiusa questa parentesi, ricominciamo a sorridere, per non piangere, di fronte a una lunga serie di contraddizioni che stanno portando il vecchio continente a morte quasi certa. All’interno del consesso europeo, abbiamo una concorrenza fiscale spietata, con paesi che vivono ospitando le sedi fiscali di grossi gruppi, i quali sottraggono risorse finanziarie al paese d’origine ove hanno in genere predominanza di mercato. Che dire poi dei differenziali salariali che stanno fino ad un rapporto di uno a quattro e, soprattutto, strutture industriali lacerate di paesi con una certa struttura demografica importante in confronto a colossi che fortificano giorno dopo giorno la propria posizione e i propri surplus commerciali?

Cercare di fare opposizione a questa Europa tedesco-centrica che ha mille stampelle nei governi di paesi grandi e piccoli equivale a farsi bollare come sovranisti. E ciò, indipendentemente dalla posizione da cui proviene la critica. In realtà, nella vecchia e morente Europa, per usare un paragone della fisica, siamo di fronte a una sorta di “sovranismo quantistico”, che risiede a volte nelle pseudo-istituzioni che scimmiottano uno stato federale oppure nei singoli paesi, e ciò a seconda delle convenienze. Nel secondo caso, ahimè, esiste una gerarchia ben precisa, con i paesi del Nord che fanno il bello e il cattivo tempo, con la Germania che si limita a guardare con aria severa e i suoi cani da salotto, piccoli e brutti, che abbaiano di continuo in modo fastidioso.

Joe di Baggio