FINE DI UN’ERA

Sembrano così lontani i tempi in cui l’occupazione appariva piuttosto stabile, gli stipendi crescevano a un ritmo in linea con quella che viene definita produttività del lavoro, esisteva un esteso ceto medio e non si moriva di polmonite interstiziale perché ormai si erano tagliati due terzi dei posti in terapia intensiva. Ora tutto è cambiato: in particolare, gli stati sono soggetti come altri, sono stati recisi tutti i cordoni ombelicali con le banche centrali che, ricordiamolo, creavano, e continuano a farlo, denaro dal nulla e, per finire, le azioni dei suindicati istituti sono tutti a vantaggio dell’assistenzialismo per ricchi.

ECONOMIA ANTICA ED ATTUALE

Il punto centrale che distingue l’economia contemporanea da quella medievale è molto semplice da comprendere, persino per un economista allevato da scimmia ammaestrata, come profetizzato da Joan Violet Robinson. Nell’età di mezzo, l’offerta non era assolutamente sotto controllo e per la maggior parte i prodotti provenivano dall’agricoltura, tant’è che molti secoli dopo i Fisiocrati consideravano ancora, e a torto, produzione “vera” solo quella agricola. Il resto, la consideravano mera trasformazione, quindi opera sterile.

In un mondo in cui non si riesce a mettere la terra al riparo dal clima o dalle infestazioni, ovvero da epidemie che decimano le braccia delle maestranze, allora una rarefazione dell’offerta crea crisi. E la scarsa moneta in circolazione, inflazione. La domanda, pur ridotta al minimo dei bisogni enumerati nella scala di Maslow, eccede comunque l’offerta, rarefatta e insufficiente persino a fornire un numero di calorie sufficienti alla sopravvivenza.

Ora tutto si è rovesciato. L’agricoltura occupa un numero infimo di lavoratori, i raccolti sono al riparo da intemperie e, in buona parte, da agenti infestanti e l’ingegneria genetica sta moltiplicando la produttività dei terreni messi a coltura. Anche la manifattura riduce le maestranze, mentre si amplia la gamma di servizi immateriali, in particolare legati ai processi di telecomunicazione, informatizzazione, etc.

LE CONSEGUENZE

E’ possibile avere oggi un eccesso d’offerta? Sì, almeno da quando il paradigma Ottocentesco si è di nuovo imposto con forza. Da trent’anni, ormai, assistiamo ad un eccesso di offerta sulla domanda che porta a svendite, notevoli ribassi di prezzi e persino distruzione di stock “scaduti” (se per legge hanno una scadenza) oppure ormai obsoleti.

Ma in un mondo del genere, occorre usare in modo parco la moneta, soprattutto, rispetto al paradigma precedente, separarne la creazione dal processo di sostegno dell’economia attraverso la spesa pubblica. Quello che sfugge a molti è che personaggi come Keynes, Kaldor, Goodwin, Pasinetti avevano in mente una riedizione del capitalismo almeno basata sul pieno impiego. E quando non ci sono problemi di offerta come era invece ai tempi di Ottone I di Sassonia, allora ciò significa anche mantenere elevati i salari. Su questo vi rivelerò un segreto, dopo aver spulciato migliaia di lavori empirici: la legge della domanda e dell’offerta, enunciata in modo euristico perché al rasoio di Occam ancora ci teniamo, è l’unica cosa che funziona, a parte casi particolari ma che hanno una dovuta e logica spiegazione (es. se si considera la qualità di beni apparentemente omogenei ma aventi qualità diverse, etc.). Per il resto, i risultati sono quasi tutti sempre inconcludenti: dipende dal periodo e/o dall’area geografica analizzata. In ogni caso, depotenziare la politica fiscale, porvi limiti e usare la politica monetaria solo per far da balia ai “ricchi” porta ad una sola direzione: quel quanto basta di disoccupazione per tenere compressi i salari.

Riassunto. In epoca medievale le crisi erano causate da una rarefazione dell’offerta rispetto a una domanda essenziale, basata sui bisogni primari. Il motivo era dovuto al fatto che fosse difficoltoso tenere sotto controllo sia i fattori climatici sia quelli sanitari, in un mondo dominato dall’agricoltura. Oggi, ciò non è più così e con le banche che possono creare ad libitum moneta e adeguate politiche fiscali si potrebbe viaggiare sempre su un sentiero prossimo alla piena occupazione. La politica fiscale, tuttavia, è stata depotenziata mentre il ritorno all’Ottocento vede la politica monetaria solo come stampella di sostegno delle élite quando il rischio sfugge loro di mano.

Joe di Baggio