I pasdaran del mainstream che, giustamente, ci difendono dalle fake news, non hanno molto chiaro il fatto che le idiozie gigantesche si annusano lontano mille miglia, anche senza avere una cultura specifica nella materia oggetto di una qualche bolla informativa. Non si occupano, pertanto, di questioni più sottili di cui parleremo a breve. Tuttavia, in periodi di crisi, ogni lavoro è d’oro, anche se poco utile, come, appunto, il pasdaran del mainstream. Pecunia non olet dicevano un tempo e sulla questione ci fermiamo qui.

Ora veniamo, piuttosto, all’analisi dei provvedimenti presi a vari livelli per arginare la corrente epidemia. Da esperto di statistica che si è occupato anche di applicazioni statistico-matematiche all’epidemiologia, ho notato nei provvedimenti e nelle notizie che passano day by day una serie di contraddizioni che non si riescono a comprendere, se non alla luce di due spiegazioni.

Due e dicono due, lasciando al lettore la scelta, visto che una di esse è leggermente cospirazionista. La prima è che la commistione tra burocrazia, tenenti che presidiano senza esperienza i confini dai tartari e se li trovano all’improvviso di fronte, e una politica che è l’emblema della leggerezza dell’essere (nessun riferimento a Kundera), fa sì che si combinino i provvedimenti in modo approssimato e contraddittorio. La seconda è che viene il sospetto che questa epidemia sia stata presa a modello (già che c’è sfruttiamola) per vedere quanto sia suggestionabile e manipolabile l’essere umano.

Abbiamo così una teoria di provvedimenti e raccomandazioni che sono tra loro in antitesi. A stare a un metro e mezzo di distanza si è in piena sicurezza, al supermercato, alla catena di montaggio o in fila davanti al panettiere: però a correre solitari in mezzo ai boschi si diventa untori!

Le auto possono essere utilizzate da più passeggeri solo se si rispetta la distanza minima di un metro. Non è possibile andare in due in moto, non essendo possibile la distanza minima di un metro. E questo vale in generale e la forza pubblica sa bene come far rispettare il provvedimento, applicando apposite sanzioni. Tuttavia, questo vale anche per marito e moglie, per esempio, che vivono insieme, dormono insieme e … mi fermo qui.

Si esorta a rimanere rinchiusi in casa perché il pericolo è all’esterno: nei parchi, sulle strade, nei campi, ma nelle “case famiglia” per anziani non si fa nulla e ormai ben quaranta procure indagano sulla moria da covid-19 che ha colpito queste strutture. Ma il pasdaran del mainstream non si accorge neppure che i giornali sono intervallati da scoperte di farmaci misteriosi e vaccini commercializzabili in breve tempo, dalle smentite delle suddette notizie. Un giorno ci sono, l’altro no. Per non parlare della miriade di esperti che disquisisce dell’epidemia, del picco, del comportamento del virus al cambiare del clima, salvo poi scoprire che si sa poco e nulla di tutto ciò. Per esempio, se la malattia lascia immunità permanente, limitata o nessuna. Non si sa neppure se stare a un metro sia o no pericoloso, visto che diversi studi hanno range di distanze che arrivano sino a sette metri. Le mascherine sono inutili, però obbligatorie.

Insomma, questa gestione dell’informazione è disastrosa. Ognuno dice ciò che gli pare e il giorno dopo è smentito da qualcun altro che ambisce a fare la prima donna invece che il suo mestiere. Sono informazioni che creano false realtà nell’immaginario e, nella loro contraddizione, rendono interdetto il lettore o il telespettatore.

La domanda di fondo resta. Sono proprio così poco inclini all’organizzazione oppure dobbiamo sospettare che sotto sotto ci sia un esperimento sociale? Ciascuno pensi ciò che vuole e se pensa male passerà lui per complottista.

Riassunto: I pasdaran del mainstream sono sempre a caccia di fake news, che esistono ma sono anche facilmente individuabili. Nulla dicono sulla teoria di provvedimenti e raccomandazioni contraddittorie che ci arrivano dagli organi ufficiali di stampa sull’epidemia in corsa. Si è sicuri in luoghi chiusi, se si deve produrre, ma untori solinghi in mezzo a un parco. La domanda sorge spontanea e ciascuno darà la sua risposta: ma sono proprio refrattari all’organizzazione o sotto c’è un esperimento sociale?

Joe di Baggio