Quando l’Europa era al centro del Mondo e non si conoscevano ancora quelle che poi furono battezzate Americhe, l’adozione della religione cristiana in modo diffuso portò a credere che il regno di Cristo sarebbe arrivato a mille anni dalla sua morte. Ma la questione non si ferma qui. In senso più esteso, con il termine millenarismo si fa anche riferimento a tutti i movimenti religiosi sorti nelle società extraeuropee durante il periodo coloniale e che annunciavano l’imminente fine del mondo e la salvezza di coloro che avevano coltivato la fede. Di conseguenza, il riferimento che prenderemo è a quei compositi gruppi che credevano in un profondo cambiamento sociale dopo un evento catastrofico e, allo stesso tempo, capace di trasformare la società.

Queste credenze, sotto il profilo storico-sociologico traevano origine dalle rilevanti ingiustizie sociali, e coltivavano la speranza di riscatto delle masse oppresse attraverso l’avvento di fenomeni “esogeni” in grado di mutare radicalmente il corso della storia. In linea generale, possono essere considerati movimenti utopici che, oltre alla disaffezione dal presente, credevano fermamente nell’avvento di un futuro migliore, soprattutto fondato su società più eque e giuste. Inutile sottolineare che oltre al carattere religioso che contraddistingue tali movimenti, la diffusione delle idee parte in genere dal “basso” della piramide sociale e tende ad avere diffusione minoritaria e poca attenzione da parte del resto delle masse.

Se si fanno scorrere le pagine dei giornali odierni, si scorge un mondo fondato su una scienza scritta al condizionale, sorretta dall’epistemologia del forse e del può darsi che, a parte creare grossa confusione, incarna uno degli aspetti caratteristici del millenarismo: l’enfasi posta su fenomeni distruttivi.

Abbiamo così avuto un rigurgito catastrofista legato al clima e alle immissioni umane. Fenomeno praticamente certo, che aggiunge qualcosa alle altre variabili (scambi energetici tra terra e resto del sistema solare, attività solare, etc.). Aggiunge di sicuro, ma non sappiamo quanto, perché modelli e bontà dei dati raccolti non sono tali da dare risposte sicure. In ogni caso, una società matura sa che il fattore antropico ha sicuramente impatto negativo sul sistema, quindi cerca di contenerlo senza necessariamente ricorrere al millenarismo e a figure inquietanti che sembrano uscite da un film di fantascienza catastrofista.

Lo stesso dicasi per quanto concerne l’imminente pandemia di Covid-19, che non va né sottovalutata e neppure va abbassata la guardia con riguardo agli ormai quasi smantellati sistemi sanitari. Quello che colpisce sono le profezie catastrofiste non solo le previsioni fondate sul nulla, sull’impetuoso ritorno dell’epidemia nei paesi che l’hanno ormai superata, ma quelle millenariste su nuove epidemie, virus che fanno salti di specie e così via. Insomma, un mondo che somiglia tanto quel Trecento che tra peste, vaiolo, meningite, etc. ha visto decimata la popolazione.

Ma non finisce qui. Ci sono asteroidi che sfiorano la terra identificati all’ultimo minuto che ci danno l’idea che prima o poi arriverà quello impattante al suolo, buchi neri che mangiano tutto. Certo, questi ultimi sono lontani, ma un recente articolo sul misterioso nono pianeta del sistema solare, di cui si è accertata l’esistenza, fa titolare ai giornali online (si veda per esempio https://www.centrometeoitaliano.it/astronomia-spazio/il-nono-pianeta-del-sistema-solare-e-un-buco-nero-i-dettagli-dello-studio-93459/): “Il nono pianeta del Sistema Solare è un buco nero? I dettagli dello studio”.

Insomma, scienza che nel metodo fa rabbrividire i grandi filosofi come Popper che di metodo si sono occupati, ma che ha un tratto fortemente catastrofista.

Il futuro è nero, popolato da ratti che portano la peste come nel romanzo di Camus, virus che dopo secoli o millenni fanno salti di specie e attecchiscono alle cellule umane, buchi neri ai confini del Sistema Solare pronti ad inghiottirci, cambi climatici che portano alla desertificazione del pianeta, asteroidi che sfuggono di continuo ai controlli e che sfrecciano (il più recente è di qualche giorno fa) tra la Terra e la Luna, su quella traiettoria “knife edge” che separa un casuale incontro ravvicinato da un tremendo impatto.

Questa volta, però, la sociologia sembra essere rovesciata. Il chiliasmo scientista non sembra provenire dalle istanze tradite delle classi basse, che si creano una narrazione in cui la catastrofe è catarsi storica, ma bensì dalle classi dominanti. Forse per farci ricordare, soprattutto dopo la pandemia, tutte le contraddizioni di quel capitalismo che, di recente, ha preso forma cancerosa, non provoca che aumento di povertà e, alla fine, fondandosi sul parossismo dei consumi, non riesce neppure a contrastare come si deve un’epidemia senza che poi restino cicatrici indelebili nell’economia.

Il millenarismo contemporaneo, scientista e un po’ ritardato, sembra essere la giusta terapia per far dimenticare tutte le storture e le brutture del capitalismo. Esso si fonda sull’inoculazione nel tessuto sociale della giusta dose di paura, così che non si pensi alle diseguaglianze, a chi paga i fallimenti di mercato e alle esternalità sull’ambiente. Ma, al contrario, si coltivi la paura per una nuova classe di virus morbosi, asteroidi sfreccianti vicino all’orbita di attrazione Terrestre o voraci buchi neri che si pappano tutto e non lasciano sfuggire nulla. Neanche un filo di luce.