Summary

  1. Sovranisti: pieni poteri allo Stato nazione
  2. Europeisti: trasferimento dei poteri all’Europa. Divisi in

                Federalisti

                Unionisti

                Funzionalisti

Europeisti e sovranisti

Va molto di moda in questi ultimi tempi la contrapposizione politica tra sovranisti e europeisti. I primi sono quelli che vorrebbero tornare ad una piena sovranità dello stato, riprendendosi quegli aspetti che sono stati ceduti all’Unione Europea: uno per tutti la politica monetaria.

Più complicato, invece, definire l’europeismo. Su questo punto, soprattutto nelle discussioni sui social, ma anche da ciò che traspare dai media tradizionali, pare si sia persa memoria storica. All’indomani del secondo conflitto mondiale il destino dell’Europa risultava essere questione assai importante sotto il profilo politico, considerato che si stava dando il via a una guerra fredda che sarebbe durata oltre quarant’anni.

Ma le posizioni di chi pensava a cosa sarebbe dovuta diventare l’Europa non erano tutte uguali e nemmeno si distinguevano per semplici sfumature. Al congresso dell’Aja, patrocinato dagli inglesi, si distinguevano, in particolare, i cosiddetti Federalisti, che puntavano ad avere una forma di democrazia in cui l’Assemblea europea venisse eletta direttamente dai popoli ed avesse poteri costituenti e i cosiddetti Unionisti, secondo i quali un’eventuale Assemblea dovesse avere compiti limitati a fornire indicazioni pratiche per giungere in modo molto graduale ad una unione politica. Una terza posizione, di sintesi, fu poi quella funzionalista.

In linea generale, è prevalso il modello funzionalista, il quale prevede una cooperazione tra gli stati e la loro rinuncia alla sovranità nazionale in alcuni specifici settori. In questa prospettiva vediamo così un’Europa incompleta, in cui, contemporaneamente, prevalgono elementi sovranisti ed elementi federalisti che creano spesso confusione di ruoli e, soprattutto, inerzia.

Politica economica.

L’Europa attuale non brilla certo per la possenza della politica estera nel quadro dello scenario mondiale e anche la politica economica è sostanzialmente orientata verso due aspetti complementari:

  • La prevalenza della politica monetaria secondo un modello orientato alla target inflation e mutuato sostanzialmente dalla vecchia banca centrale tedesca (Buba);
  • Un eccessivo peso attribuito a variabili di finanza pubblica con parametri molto restrittivi, considerata l’eterogeneità tra paesi.

L’Europa attuale resta, tuttavia, sostanzialmente unionista. Attenta ai trattati, orientata al laisser faire ottocentesco e poco avvezza a mettere in campo reali politiche di coesione che riguardino, soprattutto, le aree depresse.

Un continente pieno di asimmetrie, dove i parametri di bilancio e il debito sono sempre sotto la lente di ingrandimento, nonostante poi non si prendano mai chissà quali provvedimenti, mentre non si guarda ai grandi surplus commerciali di paesi come la Germania. Nonostante siano parimenti proibiti dai trattati e non portano che a squilibri al’interno dell’area valutaria.