IL FATTO
Girando per social, leggendo blog più o meno famosi, interviste a personaggi di diversa estrazione sociale, mi sono accorto di alcune questioni interessanti. Soprattutto di quelle sollevate da personaggi sconosciuti al grande pubblico, ma con un curriculum e una carriera lavorativa di tutto rispetto.
Prima, una premessa. La gestione di un’epidemia in assenza di strumenti in grado di prevenire o curare la malattia (o almeno di limitare la sintomatologia abbassando di molto il rischio di mortalità) non può che compiersi attraverso vecchi strumenti, già in voga e conosciuti, seppur in forma assai grezza, secoli fa.

COME SI AFFRONTA, ALLORA?
Diversamente dal passato remoto, matematici e statistici devoti allo studio diffusivo delle malattie contagiose, ci dicono che nei casi più semplici la “forza” dell’epidemia viene a dipendere direttamente dal numero di suscettibili (ovverosia soggetti che si possono ammalare), dalla durata dell’infettività da parte del malato e, infine, dal numero di contatti che, ovviamente, potrebbero essere costituiti da infetti con soggetti sani. La situazione non è poi così semplice: gli equilibri dipendono dal fatto che chi si ammala rimanga o no immune e nel contempo non trasporti comunque il virus; dall’esistenza di sistemi che conferiscono esogenamente l’immunità (i vaccini) e così via.

ASPETTI GIURIDICI
Appare del tutto evidente che quando un vaccino manca, l’unico elemento che si possa controllare per circoscrivere al minimo i contagi è il numero di contatti. Di conseguenza, di fronte a un grave pericolo per la salute pubblica si agisce comprimendo l’altrui libertà ad avere contatti e, nel caso, nelle usuali forme che fanno consuetudine quando nessuna malattia trasmissibile minaccia la comunità.
E’ del tutto evidente, sotto un profilo eminentemente costituzionale, che un simile intervento diviene necessario per la tutela del bene comune e addirittura superiore a quello della libertà individuale, tutelato ai massimi livelli per definizione dalle nostre istituzioni.
Tuttavia, i provvedimenti presi non sono un blocco riducibile a pochi, selezionati comportamenti, ma, bensì, l’insieme di una serie di norme comportamentali atte a evitare rischi di diffusione.

LE CONTRADDIZIONI
Nella prima fase dell’epidemia, è del tutto evidente che la prima cosa da fare è cercare di rendere, il più possibile, chiusa la popolazione residente in un certo territorio. Eppure, si è volato e viaggiato, anche con tratte elusive, per giungere in Italia da paesi già contagiati.
Ma vi è poi una serie di aspetti che, a parere di chi scrive, pur dando luogo anche a sanzioni, in caso di contestazione delle stesse, credo che per lo stato finirà per perdere le cause che insorgeranno: la tutela della libertà è prioritario e un provvedimento che la limita deve essere provato scientificamente essere a vantaggio della salute collettiva, al di là di ogni ragionevole dubbio.
Quindi, spostarsi con un cane duecento metri oltre la propria abitazione, vedersi chiudere un parco, sedersi lontani da tutti con tanto di mascherina a leggere un giornale non sembrano essere comportamenti a rischio.
Sono stati a rischio, piuttosto, gli assembramenti nelle RSA o in altri istituti per il ricovero di anziani, dove dalle intercettazioni sono persino emerse direttive al personale di non portare i mezzi di protezione per non allarmare i residenti.

INTERPRETAZIONE
Se volessimo restare nell’alveo del complottismo, ma di quelli blandi che vogliono l’origine naturale del virus, il nodo primario al mercato degli animali o, al più un incidente in qualche laboratorio, dovremmo sottolineare che comunque la pandemia si identifica con una bella botta di culo (passateci il francesismo) per quei paesi – la maggior parte di quelli riconosciuti – in crisi cronica da domanda. Eh sì, perché questa congerie di limitazioni senza capo né coda, che almeno nel nostro caso viola la costituzione in molti punti, sembra un esperimento sociale per vedere quanto siamo ancora in grado di ragionare, prima, e reagire, poi, di fronte a provvedimenti sbagliati o contraddittori, grazie anche al martellare dei media tradizionali.
Ma questo è complottismo. In realtà ci sarebbe un’alternativa, visto che le contraddizioni, tra cui il rifare tre volte il modulo di autocertificazione, ovverosia che viviamo in un’epoca in cui le élite vincenti sono quelle che fanno del ritardo mentale il loro primario elemento di identificazione.

Riassunto. La pandemia ancora in corso ha messo a dura prova le costituzioni formali, creando nuove costituzioni materiali. In particolare, il diritto alla libertà è un bene supremo che può essere scavalcato da questioni di sanità pubblica solo se le limitazioni alla libertà sono supportate da evidenze scientifiche nette. Cosa che, per esempio nel nostro paese, non è accaduto. Un complottista, anche blando, ci può vedere una prova tecnica di regime dittatoriale travestito da democrazia. Crederci è questione personale: resta il fatto che la contraddittorietà dei provvedimenti se non prova tecnica sono segno che le élite vincenti sono quelle connotate da una certa dose di ritardo mentale.

Joe di Baggio